Presentato il 18^ Rapporto di Intesa Sanpaolo sui distretti industriali italiani 


Nel triennio 2023-2025 i distretti industriali italiani hanno mantenuto una competitività elevata grazie alla tenuta dei dati di commercio estero, nonostante un rallentamento della crescita. È quanto emerge dalla 18a edizione del Rapporto annuale “Economia e finanza dei distretti industriali” a cura del Research Department di Intesa Sanpaolo, che offre una fotografia aggiornata dello stato di salute delle imprese distrettuali italiane in una fase caratterizzata da rallentamento della crescita globale, tensioni geopolitiche e crescente frammentazione degli scambi internazionali.

L’analisi evidenzia come i distretti industriali abbiano affrontato questo contesto facendo leva su una maggiore solidità patrimoniale, buoni livelli di redditività e una forte capacità di presidiare i mercati internazionali. Il rafforzamento della struttura finanziaria e le abbondanti disponibilità liquide consentono alle imprese di affrontare le incertezze dello scenario con una resilienza superiore rispetto al passato e di mantenere elevata la propensione agli investimenti. 

Nel tempo è cresciuto il ruolo delle imprese medie e grandi. Le grandi imprese rappresentano quasi il 60% del fatturato complessivo; se si considerano anche le medie imprese si sale all’83%. Attorno a questo nucleo di aziende capofila di più grandi dimensioni, sono attive numerose imprese piccole e micro. L’approfondimento realizzato sugli approvvigionamenti delle maison della moda evidenzia come gran parte dei loro acquisti siano concentrati nei distretti italiani della filiera, dove sono presenti relazioni di prossimità di carattere strategico (attive cioè da più tempo in modo continuativo).

L’analisi mostra anche con chiarezza che la presenza di giovani nei consigli di amministrazione si associa a percorsi di crescita più dinamici e ad una maggiore propensione a investire in qualità, sostenibilità e asset immateriali. Per le imprese giovanili operare nei distretti si associa a migliori aspettative di crescita, ad una maggiore tendenza all’export e agli investimenti green, a minori difficoltà di approvvigionamento e ad un più agevole accesso a risorse professionali e competenze.